Intervista a Franco Bertaccini

Foto FrancoFranco Bertaccini è entrato come contrattista alla SSLMIT (Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori) dell’Università di Bologna a Forlì nel settembre 1991, dove ha insegnato traduzione letteraria dal Francese all’Italiano fino al 1993, quando grazie all’incontro con Guy Aston ha cominciato ad occuparsi di liguistica computazionale, interessandosi inizialmente di analisi quantitativa dei testi e di analisi statistica dei testi tecnici, passando in un secondo momento alla traduzione tecnica e quindi alla ricerca terminologica e terminografica. Nel 1996 assieme a Marcello Soffritti e Michèle Lorgnet ha dato avvio al progetto “Linguaggi e attività produttive”, al quale partecipa come coordinatore dei rapporti fra Università e Imprese. Attualmente alla SSLMIT di Forlì si occupa, oltre che del Progetto terminologico, di terminologia per la traduzione integrata. Il sito del “Laboratorio di ricerca terminologica” della SSLMIT di Forlì, di cui il Prof. Franco Bertaccini è l’animatore, rappresenta oggi un’importante risorsa on-line per interpreti, traduttori, termonologi e terminografi.

1. Quando ha scoperto che la terminologia era la sua passione? E come è diventato il centro della sua attività accademica?

Il percorso da traduttore letterario a traduttore tecnico è stato lungo ma poi, una volta concluso, l’impatto con la terminologia è stato immediato.  Negli anni ‘90 i primi processi di globalizzazione e di internazionalizzazione costringevano le aziende a tradurre i manuali d’uso e di manutenzione di tutto ciò che volevano esportare. L’UE obbligava già allora a tradurre i documenti che accompagnavano i prodotti nella lingua dei paesi dove essi venivano commercializzati.Tutto questo portò ad una invasione di traduzioni tecniche nel mercato della traduzione.  Traduzione tecnica e traduzione specialistica richiedono, oggi come allora, terminologia armonizzata, oppure normata o standardizzata quando questa esiste. Quando questa  non esiste il traduttore diventa terminologo di se stesso e questo è quello che  ho sempre cercato di insegnare ai miei studenti in traduzione specializzata e nel tempo è diventato il centro della mia attività accademica, convegnistica e di ricerca.

 2. Lei è il capo del Dipartimento di Terminologia dell’ Università degli Studi di Bologna a Forlì. Quali sono le caratteristiche principali della vostra metodologia?

 Fin dall’inizio con il progetto  di ricerca applicata “Linguaggi ed attività produttive” si cercò di avvicinare il mondo delle imprese di produzione al mondo accademico ed in particolare ad una facoltà considerata “umanistica” come la nostra. Per noi fu il modo di aprire ai nostri studenti le porte delle aziende. Per i nostri studenti in stage in azienda  fu il modo per entrare in contatto con situazioni comunicative reali e tipologie testuali “non filtrate”. Da parte sua la Facoltà si attivò da subito nella realizzazione di un Laboratorio di Terminologia   dotato di computer e di software dedicati alla creazione di corpora di riferimento e  all’analisi statistica degli stessi. A tutt’oggi il laboratorio di terminologia dispone di ampi spazi nel nuovo campus universitario, laboratori attrezzati e computer dotati dei softwaree più avanzati nella ricerta terminologica e terminolgrafica, nella traduzione assitita e la traduzione automatica. La frequentazione da parte degli studenti a questa struttura è assidua.

3. Lei è anche il coordinatore di un progetto molto interessante e concreto: “Lingue e Attività Produttive”, che permette agli studenti di entrare in contatto con il mondo del lavoro. Qual è lo scopo di questo progetto e perché è così importante?

 Il progetto, che contempla la possibilità di stage in azienda, è importante per docenti e studenti! Per i docenti che, sebbene non debbano formare esclusivamente laureati di pronto impiego per l’impresa, devono comunque tener presente quelle che saranno le conoscenze e le competenze richieste dal mondo del lavoro e di conseguenza “tarare” l’insegnamento anche su questo aspetto della vita reale.

 Per gli studenti lo stage in azienda permetterà loro  di esercitare in seguito scelte consapevoli quando una volta laureati sceglieranno di restare all’interno di questo mondo oppure di uscirne effettuando scelte che riterranno maggiormente confacenti alle loro aspettative di vita e di lavoro.

5. Lei si interessa inoltre di linguistica computazionale. Quale valore aggiunto può apportare alla disciplina della terminologia?

Si può fare benissimo ricerca terminologica e terminografica senza ricorrere a strumenti informatici o software di analisi statistica qualitativa o quantitativa dei testi come lo si è fatto egregiamente fino agli inizi degli anni ’70. Dopo quella data però il ricorso agli strumenti propri della linguistica computazionale per la ricerca e dell’uso attento che si è iniziato a fare della rete,  ad esempio per la realizzazione e l’analisi di “corpora costruiti per fini speciali” indirizzata prevalentemente a linguaggi specilalistici, ha permesso di ottenere buoni risultati e in tempi utili.

 Il valore aggiunto alla disciplina consiste proprio in questo: la consultazione automatica di corpora specialistici di grandi dimensioni ci propone spesso non un termine ma un set di sinonimi per denotare un unico concetto/oggetto. Questa ricchezza terminologica, che difficilmente invece emergerebbe da corpora cartacei o da corpora di piccole dimensioni interrogati con sistemi tradizionali, non è da considerarsi un fatto patologico ma piuttosto la possibilità di analizzare a livello diatopico, diamesico, diafasico. diastatico, etc la terminologia di un dominio di indagine e scegliere infine la forma linguistica del concetto che meglio si addice a denotare lo stesso in quella particolare situazione comunicativa.

6. Ha lavorato inoltre come terminologo per l’UE. Come descriverebbe questa esperienza?

La mia collaborazione come consulente e collaboratore terminologico, e quella dei miei studenti,  per l’EU risale agli anni in cui la varie Direzioni Generali dell’allora CE mettevano in comune le loro risorse terminologiche e nasceva Eurodicautom il precursore di IATE. Un’esperienza interessante fatta di rapporti istituzionali, di lavoro e interpersonali che conservo ancora oggi. I problemi di allora però erano diversi da quelli di oggi. Allora si trattava  soprattutto di eliminare i “doppioni” ossia termini presenti più volte e magari con proposte di equivalenza interlinguistica diversa. Oggi a mio giudizio si trattarebbe piuttosto  di confrontare la terminologia presente in Iate con la terminologia ad esempio in italiano reale  e ci accorgeremmo che i tempi di evoluzione linguistica e terminologica sono stati e sono diversi e che ci sarebbe bisogno di una metodica revisione.

7. IATE è il Database Terminologico Interistituzionale della Legislazione Europea valido in 27 paesi. Che cosa rappresenta una risorsa così importante per il “mondo” della terminologia?

E’ il ventaglio delle lingue, delle combinazioni ma soprattutto la ricchezza dei domini di indagine, la facilità di accesso e di consultazione che rende IATE una risorsa così importante. L’ho visto con grande stupore usare in aziende di produzione  mentre la maggior parte delle persone crede che venga consultato unicamente in ambiente giuridico!!! L’ho visto usare con successo dai miei studenti di traduzione specializzata e con altrettanto successo da persone dotate di limitate competenze tecnologiche e conoscenze linguistiche. Questa ricchezza terminologica, la facilità di accesso e di utilizzo sono a mio giudizio le chiavi di lettura del successo di IATE nel mondo. Si potrebbe definire una risorsa democratica. 8. Come pensi che l’UE lavoro terminologico può essere collegato con l’evoluzione impressionante di questa scienza in tutto il mondo?

L’evoluzione della ricerca in ambito terminologico, dalle teorie di Wuster  ad oggi, è stata rapida e talmente ricca di risultati da sembrare perfino dispersiva. L’impressione che ho avuto in questi anni è che la maggior parte delle ricerche terminologiche siano state fatte da lessicografi e che questi a loro volta abbiano applicato alla ricerca terminologica i metodi ed i principi della ricerca lessicografica senza sperimentarne o inventarne di nuovi. Il risultato è che oggi la ricerca teorica è in una fase di stallo mentre la ricerca terminologica applicata alla traduzione assistita, alla traduzione automatica, alla costruzione di ontologie e di termontologie è in piena espansione. In effetti la ricerca terminologica e la terminologia per la traduzione umana non è la stessa che può essere utilizzata da una macchina.

Per quanto riguarda IATE oggi il suo utilizzo è riservato unicamente alla consultazione umana. Probabilmente la prossima versione bisognerà prevederla collegabile direttamente a sistemi di traduzione assistita o di traduzione automatica o di ingegneria linguistica e contemporaneamente, perché questo sia possibile, magari modificare gli attuali principi di equivalenza interlinguistica proposti nella forma e probabilmente anche nei contenuti.

9. Il suo contributo alla disciplina della Terminologia costituisce un prinicipale punto di riferimento per traduttori, interpreti e terminologi, come il sito web del Dipartimento di cui è a capo dimostra. Qual è il suo prossimo progetto?

 Attualmente stiamo lavorando a due progetti di ricerca terminologica applicata: uno su “la traduzione a vista” rivolto e in fase di realizzazione in collaborazione con gli studenti in traduzione specializzata ed uno su “l’uso del tablet in cabina di interpretazione”  rivolto e in fase di realizzazione in collaborazione con gli studenti in interpretazione. Per entrambi i progetti una ricerca terminologica approfondita e orientata al livello cognitivo sarà il segreto per una buona riuscita.

 Per il primo progetto infatti, rendere a vista i contenuti del testo di partenza nella lingua di arrivo, presuppone una grande abilità nel percepire i concetti espressi e conseguentemente riconoscere  i termini che li denotano il lingua di partenza  per poter riorganizzare attorno ai loro equivalenti interlinguistici gli stessi contenuti . Una traduzione quindi che prima di esprimere  linguisticamente i concetti e le loro relazioni li percepisce dal punto di vista cognitivo  in lingua di partenza e immediatamente li  riformula sempre a livello cognitivo in lingua di arrivo. I segni linguistici vengono dopo.

 Il secondo progetto, “l’uso del tablet in cabina di interpretazione”,  quello in fase di realizzazione con gli studenti in  interpretazione, pur se a prima vista sembra maggiormente orientato all’uso avanzato della tecnologia in cabina di interpretazione, in realtà  anche questo poggia su di un approccio di tipo cognitivo alla terminologia.  Attribuire una categoria ai concetti, sistematizzarli in un diagramma di flusso e relazionarli in una ontologia significa costruire una rappresentazione iconografica del dominio di indagine che a sua volta confrontata con quella in lingua di arrivo, a seconda del livello di sovrapponibilità, permetterà all’utente, in questo caso l’interprete, di proporre l’esatto equivalente interlinguistico, il calco, il prestito oppure l’equivalente funzionale.

Federica Cacciaglia

Nata a Roma nel 1989, ha sviluppato la passione per le lingue e la traduzione durante i suoi studi Classici. Laureata in Lingue nella Società dell’Informazione all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, ha lavorato come Junior Functional Analyst per una Compagnia Informatica specializzata nei sistemi ERP. Parla Italiano, Inglese, Spagnolo e studia Francese e Croato. Interessata inoltre,  a Media e Comunicazione, dopo il tirocinio presso l’Unità di Terminologia del Parlamento Europeo, comincerà un Master in Relazioni Internazionali.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s